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Viaggiare apre la mente
La censura si è travestita da gentilezza
Il problema non è l’educazione che, è sempre benvenuta, ma questa versione moderna del politically correct che ha smesso di proteggere chi davvero andrebbe protetto per iniziare a perseguitare le sfumature. Si è passati dal voler includere tutti al voler silenziare chiunque non utilizzi il glossario approvato del mese. Chiamiamolo col suo nome: censura 2.0.
L'ansia da prestazione sociale. Prima di scrivere un post o fare una battuta al bar, molti ormai fanno un check mentale: "Offenderò qualcuno? Verro cancellato?".
La morte della satira. Se non si può più ridere dei difetti, delle assurdità e delle contraddizioni umane, comprese quelle "scomode", l'arte diventa propaganda e la letteratura un manuale di istruzioni per buoni cittadini.
E poi c'è l'effetto boomerang.
Il paradosso è che più si cerca di imporre questa cortina di ferro linguistica e visiva, più si ottiene l’effetto opposto. La gente è stanca di sentirsi dire come deve pensare. Quando la realtà viene nascosta dietro eufemismi ridicoli, il risultato non è una società più giusta, ma una società più ipocrita.
"Il politicamente corretto è la dottrina che sostiene sia possibile prendere un pezzo di letame dalla parte pulita."
Rivendicare la libertà di sbagliare.
Abbiamo bisogno di tornare a respirare. Abbiamo bisogno di libri, di comici, di cinema e fotografie che non debbano chiedere scusa il giorno dopo e di persone che abbiano il coraggio di dire che il re è nudo. La vera libertà non è non offendere nessuno, ma avere il diritto di esprimersi senza il terrore di un tribunale mediatico permanente.
Insomma, un po’ di sana "scorrettezza" è l’unico anticorpo rimasto contro un mondo che sta diventando grigio, noioso e terribilmente finto.
Suvvia, riprendiamoci il diritto di ridere di tutto!
La fontana della Dora - Piazza CLN, Torino
© Roberto Cristaudo