Su di me
Sono nato dove il grande fiume inizia a farsi strada tra i campi, subito dopo aver abbandonato le terre della Granda e aver preso la rincorsa verso la pianura. È un punto di passaggio preciso: lì il corso d'acqua decide di puntare dritto, per poi distendersi nel suo lungo viaggio solitario fino a perdersi nel mare.
Qualche anno fa ho seguito quel destino d'acqua in bicicletta, viaggiando lungo gli argini fino a dove il fiume si sfilaccia nel suo abbraccio con il mare. Un viaggio lento, per raccogliere le storie che la corrente deposita lungo le rive.
Nella vita ho fatto il muratore, il cameriere, il falegname e il barista. Sono stato operaio, impiegato e direttore commerciale. Ho consegnato pizze a domicilio e ho vinto un National Geographic Award.
A ventitré anni la laurea in Sociologia mi aveva aperto le porte di una banca offrendomi un posto "sicuro". L'ho rifiutato per via di quell’aggettivo che a me pareva una gran presa per il culo.
Non volevo essere sicuro, volevo essere felice.
All’epoca la felicità per me aveva una forma semplice: non stare chiuso in un ufficio per otto ore al giorno e invece vedere cosa ci fosse oltre i confini di quel paese dove il grande fiume inizia a farsi strada tra i campi ecc...
Ero arrogante, stupido e senza eleganza, come ti è concesso solo vent’anni ma avevo un'urgenza. Così mi sono inventato un mestiere che tenesse insieme la fotografia e il bisogno di muovermi. Ho iniziato portando gente a fare gite, poi weekend, poi spedizioni in ogni parte del mondo. Ho disegnato viaggi per tante persone. Con molti di loro ho riso, ho pianto, mi sono innamorato e mi sono incazzato. Ho dato tutto, sempre! Sempre ho ricevuto molto di più.
Infondo è viaggiando che ho iniziato a vivere davvero.
Non mi è mai interessato il gesto tecnico della fotografia. Mi interessa invece quello che succede un istante prima di premere il pulsante: quella magica alchimia che non so spiegare e che non ti spiegheranno nei corsi di fotografia.
Oggi la mia ricerca è cambiata. La fotografia non è più il traguardo, ma un attrezzo per scavare. Uso la pellicola analogica, la scansiono e la contamino con la scrittura. Cerco di rimodulare la mia voce, cerco un linguaggio che unisca le mie origini con la visione di qualcosa che non so ancora definire.
So che questa sintesi può dividere chi guarda e chi legge. Mi sta bene. Il cambiamento è l’unica trasformazione che riconosco come autentica.
Praticamente vivo in viaggio, ma casa mia è dove posso ancora vedere un fiume o un mare, comunque acqua che si muove.
Ho tre biciclette, due figli e un cane.
Sono un viaggiatore, un fotografo, uno scrittore e ho altri mille difetti.
Se vuoi scoprire altro su di me, leggi questa intervista di FPMag oppure sfoglia gli articoli della rassegna stampa che raccontano un pò dei viaggi che ho fatto fino ad oggi.